Valcalepio
Denominazione di Origine Controllata
Valcalepio è una DOC della Lombardia, con vini di più tipologie.
Dati verificati sul disciplinare in vigore, aggiornati a . Fonti · Segnala un errore
Da ricordare
Il Rosso è un taglio bordolese di Merlot e Cabernet sauvignon, il Bianco un uvaggio di Pinot e Chardonnay. Il Moscato passito non va confuso con la DOCG Moscato di Scanzo, limitata a un solo comune.
Storia
La vite è diffusa sulle colline bergamasche dall'epoca romana; dopo il calo seguito all'arrivo dei Longobardi, si conservò nelle terre della Chiesa. Tra Quattrocento e Seicento la provincia produceva circa il triplo del vino che consumava e vendeva il resto a Milano, anche se le guerre tra Visconti e Venezia del 1428 devastarono la Valle Calepio. Nel secondo dopoguerra la base dei vitigni fu rinnovata con Merlot e Cabernet; la DOC è del 1976.
Territorio
Colline e fascia pedecollinare tra l'Adda e il Lago d'Iseo, con vigneti fino a 600 metri per le uve rosse e 700 per Chardonnay e Pinot; versanti a nord, fondovalle e terreni umidi sono esclusi. I suoli nascono in gran parte dalla roccia sottostante: scisto-argillosi a ovest di Bergamo, argillo-calcarei verso il lago. Le piogge, un tempo tra 1100 e 1200 mm l'anno, sono diminuite dai primi anni Duemila.
In cantina
Il Rosso affina almeno un anno, di cui tre mesi in legno; la Riserva almeno tre anni, di cui uno in botti di rovere, e non esce prima di novembre del terzo anno dopo la vendemmia. Per il Moscato passito le uve appassiscono almeno 21 giorni, la resa in vino non supera il 35% e il vino deve avere almeno 17% vol. Le rese in vigna sono contenute, 10 tonnellate per ettaro e 9 per la Riserva.
Nel bicchiere
Il Rosso è rubino, intenso al naso, asciutto e pieno; la Riserva vira al granato e sviluppa profumi eterei, con un sorso vellutato. Il Bianco è paglierino, delicato e secco. Il Moscato passito è rosso rubino, a volte verso il cerasuolo, aromatico e dolce.
Fonti: il disciplinare di produzione, consultabile nel registro europeo eAmbrosia delle indicazioni geografiche, e gli elenchi ufficiali dei vini DOP e IGP del Ministero dell’agricoltura (MASAF). La scheda è una sintesi a scopo di studio: percentuali, tipologie e regole di affinamento cambiano nel tempo e fa fede il disciplinare in vigore. Come lavoriamo. Cosa cambia tra DOCG, DOC e IGT? Leggi la guida. Hai trovato un errore? Segnalalo.
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