Guida
Come leggere l’etichetta del vino
Cosa deve esserci per legge su ogni bottiglia, cosa è facoltativo e quali parole possono trarre in inganno.
Le indicazioni obbligatorie
Su ogni bottiglia di vino venduta in Italia devono comparire alcune informazioni, quasi tutte nello stesso campo visivo:
- La denominazione: il nome della DOCG, DOC o IGT seguito dalla sigla o dalla categoria europea (DOP o IGP). Per i vini senza indicazione geografica compare la parola “vino”.
- Il titolo alcolometrico effettivo, espresso in percentuale del volume: per esempio 13,5% vol.
- Il volume nominale, come 75 cl o 750 ml.
- La provenienza, cioè il Paese in cui sono state raccolte le uve e prodotto il vino.
- L’imbottigliatore, con nome e comune, introdotto da formule come “imbottigliato da”.
- Il lotto, che identifica la partita. Può trovarsi anche fuori dal campo visivo principale.
- Gli allergeni: “contiene solfiti” è obbligatorio oltre i 10 milligrammi per litro, quindi compare su quasi tutti i vini.
- Il tenore di zuccheri per gli spumanti: parole come Brut, Extra Dry o Dolce, spiegate nel glossario.
Ingredienti, calorie e codice QR
Per i vini prodotti dall’8 dicembre 2023 sono obbligatori anche l’elenco degli ingredienti e la dichiarazione nutrizionale. Sull’etichetta deve comparire almeno il valore energetico; l’elenco completo degli ingredienti e la tabella nutrizionale possono essere consultati tramite un codice QR, la cosiddetta etichetta elettronica. Gli allergeni, invece, devono restare sempre sull’etichetta fisica.
Sul retro trovi spesso anche le indicazioni per smaltire correttamente vetro, tappo e capsula: in Italia sono previste dalle norme sull’etichettatura ambientale degli imballaggi.
Le indicazioni facoltative
- L’annata: almeno l’85% delle uve deve essere stato vendemmiato in quell’anno.
- Il vitigno: se ne è indicato uno solo, almeno l’85% delle uve deve venire da quel vitigno, salvo regole più severe del disciplinare.
- Le menzioni come Classico, Riserva, Superiore o Vigna, che hanno un significato preciso stabilito dalla legge. Le spieghiamo nella guida DOCG, DOC e IGT: che differenza c’è.
- Il nome dell’azienda e il marchio, che possono essere diversi dall’imbottigliatore.
La fascetta sul collo
La striscia numerata che avvolge il collo di molte bottiglie è il contrassegno di Stato. È obbligatoria per tutte le DOCG e può essere usata anche da alcune DOC. Ogni fascetta ha un numero di serie che permette di risalire alla partita di vino.
Le parole che ingannano
Il nome della denominazione indica un territorio, non per forza un vitigno. Il Vino Nobile di Montepulciano è un vino a base di Sangiovese della città toscana di Montepulciano, mentre il Montepulciano d’Abruzzo è fatto con il vitigno Montepulciano. Allo stesso modo il Prosecco è una denominazione: il vitigno principale si chiama Glera.
Altre volte il nome del vitigno è parte della denominazione, come nel Barbera d’Asti o nel Lambrusco di Sorbara. Quando hai un dubbio, cerca la denominazione nella home e apri la sua scheda: trovi vitigni, zona e tipologie.
Fonti: Regolamento (UE) n. 1308/2013, artt. 119-121, come modificato dal Regolamento (UE) 2021/2117; Regolamento delegato (UE) 2019/33; Legge 12 dicembre 2016, n. 238, artt. 31 e 48. Sintesi a scopo di studio, aggiornata a ottobre 2026: le norme cambiano, fa fede il testo in vigore. Hai trovato un errore? Segnalalo.
Leggi anche: DOCG, DOC e IGT: che differenza c’è